lunedì 13 luglio 2009

L'Arte dello stupore



Giostra mentale del mese,scatenata-ahimè-dal libro di embriologia.



Fermandomi un secondo a riflettere su ciò che stavo leggendo mi è venuta un po' a mancare la terra sotto i piedi: da una pallina poi dischetto appiattito, tappa dopo tappa, assemblamento dopo assemblamento si fa capolino nel mondo... PAM!


Dal nulla, dal buio più assoluto, l'improvviso esistere, la goccia di vita che si accende e lotta per evolvere.

Sarò ingenua ma mi sconvolge, mi sconvolge più di tutto il resto: dei missili supersonici, degli ogm sempreterni, dei microchip, della fivet...


La scienza è arrivata a clonare la vita ma non a dirci cos'è la vita, a rimandare la morte ma non a dirci cosa succede dopo la morte. A dirci come si sviluppa l'apparato digerente da un tubo rettilineo ma non a dirci da dove veniamo e dove andiamo e soprattutto perchè ci siamo.

La ragione ci porta fino ai piedi di un muro e ci lascia lì.


Lo stupore non ce lo insegna più nessuno, anzi hanno fatto di tutto per soffocarlo, per reprimerlo,per anestetizzarlo. Gli abbiamo messo come un bavaglio.

Questo è così, così e così. C'è una ragione per ogni cosa, un mero meccanismo per tutto, un avvicendarsi di nozionismi che ci spiegano anche i minimi dettagli. La macchina uomo funziona così, per questo e per quell'altro motivo.

Non c'è tempo per rimanere a bocca aperta.

Non è consentito.

Siamo onnipotenti.


Siamo capaci di spiegare tutto ma siamo totalmente incapaci di provare quel breve sussulto interiore che è lo stupore.

Credo che questo nasca dalla certezza di aver già tutte le risposte, che ogni cosa sia comprensibile e spiegabile secondo leggi precise di causa e effetto. Nei concatenamenti non c'è spazio per la sorpresa, è un fattore di disturbo. E' tutto necessità.


Eppure basterebbe osservare una sola giornata di questa vita con uno sguardo diverso per rendersi conto che è tutto sorpresa.

Non bisognerebbe stancarsi mai di provare un attimo di sbalordimento , "scappi" di meraviglia di fronte a quelle cose che ci paiono ovvie, ma che poi tanto ovvie non sono.

Tenere sgranati gli occhi sul reale e vedere le cose come riscoperte per al prima volta nel miracolo del loro esserci.

C'è un mistero in noi e nel mondo che ci circonda e questo mistero lo stupore lo esige: è un mistero non un dogma, per questo esige tante domande.

Domande che non possono essere chiuse per quieto vivere nello schedario di ciò che siamo convinti di sapere:è questo il percorso che porta ad avanzare.

Se non impareremo a ri-stupirci (delle cose belle come di quelle brutte) diventa tutto routine, tutto automazione, tutto abitudine, tutto scontato.

Ci siamo assuefatti a troppe cose.

Stupore come desiderio di vedere,come shock del conoscere quell'irruzione del"nuovo" che rompe gli ingranaggi e mette in moto un processo.

Non tanto una meraviglia passiva ma un'ammirazione attiva: è questa più che il dubbio la fonte della conoscenza.


"E mi vergogno un po' perché non so più fare Oh..."

giovedì 4 giugno 2009

Parlaci dell'Insegnamento

"Il maestro se è veramente saggio non vi invita ad entrare nella dimora della sua saggezza, ma vi conduce piuttosto alla soglia della vostra stessa mente.
L'astronomo potrà parlarvi di ciò che degli spazi ha compreso ma non potrà consegnarvi la sua comprensione.
Il musico potrà cantare il ritmo con cui lo spazio intero è retto, ma non potrà prestarvi l'orecchio che quel ritmo coglie la voce che gli fa eco.
E chi è versato nella scienza dei numeri può spiegarvi i mondi dei pesi e delle misure, ma non condurvi in essi.
POICHÉ LA VISIONE DI UN UOMO
NON DA' LE ALI AD UN ALTRO UOMO."


Kahil Gibran,Il Profeta

Copyright

Quando ho iniziato a leggere il Riflettiamo sul Copyright-ormai qualche settimana fa-mi sono immediatamente chiesta che posizione assumere,nel mio solito tentativo di scindere il tutto in bianco/nero, bianco/nero...
Fin dalle prime battute però(ed ora sto per dire una cosa mai detta!)ho capito che il giusto mezzo mai come questa volta sarebbe la soluzione migliore.
Facile a dirsi forse.
Chiaro è che le opere create devono essere in qualche modo tutelate(è giusto che i loro demiurghi ne traggano benefici..ma finché morti non li separi e perfino sottoterra?chissà??) perché questo garantisce la creatività e non la mera copiatura; ma queste creazioni devono essere anche facilmente riutilizzabili(non si può impazzire perché non si può fotocopiare più del 15% di un testo che costa fior di quattrini. Tanto c'è chi ci marcia lo stesso e ci costruisce sopra la propria fortuna.Sto parlando dell'omino losco se non lo aveste ancora capito!!).
Sacrosanto che niente nasce dal niente.
Mi è venuta in mente l'immagine dei cerchi concentrici che si formano nell'acqua quando lanci un sassolino: si irradiano sempre di più mentre il centro-la sorgente, la nascita-rimane fisso, a dare il proprio contributo.
Dovrebbe essere così.
Meglio non lo so spiegare.
Ma come diavolo ho fatto a pensarci??Ho sonno...
Strano! : )

lunedì 1 giugno 2009

...Meno Uno...

E giunge al termine questo "primo" anno accademico.
Per quanto mi riguarda è passato come un lampo.
Nemmeno il tempo di dire:
"Aspetta. Fatti guardare almeno un po'."
Forse perchè l'ho voluto tanto, l'ho sognato tanto.
Chi, come me, ha dovuto pazientemente aspettare per entrare e patire un po' forse capirà questa mia sensazione.
'E stato bello davvero.
Un anno pieno di soddisfazioni ma soprattutto di tanti volti nuovi nella mia vita: c'è chi si è solo affacciato facendo un timido capolino, chi invece ha messo su tenda iniziando a diventare importante e chi,chissà,arriverà..la strada-nonostante il "meno uno" è ancora lunga..bene così!
E quindi nonostante la mia stanchezza cronica, il maledire la sveglia delle sei, e lamentele varie devo dire che mi dispiace il non ritrovarvi tutte le sante mattine in quella file occupata da sciarpe,giacche, astucci e "city-leggo-metro" vari!

Che l'entusiasmo che ci accompagna non mi/ci abbandoni mai.
Vi saluto con queste parole di Gianni Bonadonna, imprimiamocele in testa.

"Alla scuola del malato i giovani medici arrivano impreparati.
Nelle facoltà di medicina si insegna il distacco,l'equanimità[...]
La crescente enfasi sulla biologia molecolare anzichè sull'umanità incoraggia a focalizzare l'attenzione sulle malattie piuttosto che sui pazienti.
Il paziente è passivo,le cellule sono vive.
Si insegna fin da subito la supremazia dell'occhio su quella dell'orecchio:
è a questo punto che lo studente impara a indurirsi nei confronti dell'empatia,a vedere piuttosto che ascoltare.
La medicina contemporanea allontana i clinici da loro stessi, li spinge a contemplare solo le immagini delle strutture corporee.
Ma le radiografie e gli elettrocardiogrammi non rivelano la mente e lo spirito del paziente[...].
La burocrazia frena gli entusiasmi dei giovani,la politica spesso li avvilisce,la routine spegne la passione e la corsa ai facili guadagni corrode una professione che un tempo si chiamava l'arte,l'arte di curare.
[...]Empatia è un fattore fondamentale di cura: vuol dire trasmettere e ricevere fiducia,sentirsi capiti,mettersi nei panni dell'altro. Si può anche semplificare: perchè empatia alla fine significa dare."
Gianni Bonadonna da "Medici umani,pazienti guerrieri"

mercoledì 6 maggio 2009

Tiziano Terzani


"Una civiltà che non sorride è una civiltà infelice.
[...] Il consiglio che do a tutti è cominciar ridendo e finir ridendo...
con una gran risata."
Tiziano Terzani




Piccolo omaggio a questo grande uomo.
Leggetelo.
Per me è stata fonte di grande ricchezza....
...è stato amore a prima vista.
Quando si dice il colpo di fulmine!

"Dinanzi a un bivio in una strada che
va in basso e una che va in alto
prendi sempre quella che va
in alto. Ti troverai sempre meglio."
T.T

mercoledì 29 aprile 2009

Lentamente muore...


"Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine
ripetendo ogni giorno gli stessi discorsi,
chi non cambia la marca, il colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i propri giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità."

Martha Medeiros






martedì 28 aprile 2009

Sindrome di Zelig (Camaleontismo umano)



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"Certo che sono un medico...Anzi devo proprio andare.

Sai, tengo un corso sulla masturbazione....Sennò cominciano senza di me."

Leonard Zelig

da Zelig Woody Allen 1983



L'uomo camaleonte, capace di assumere inconsapevolmente l'identità di chi gli sta di fronte, non è una semplice invenzione cinematografica.

Woody Allen, quando nel 1983 portò sul grande schermo la storia di Leonard Zelig affetto da questo bizzarro disturbo mentale non era andato poi così lontano...


La Zelig Like Syndrome (che prevede il nome proprio dal film di Allen) è stata descritta per la prima volta nel 2005 da un'equipe di medici in un paziente ricoverato nel reparto di Neurologia Comportamentale di Villa Camaldoli di Napoli.

Questi dopo un arresto cardiaco con ipossia cerebrale, ha riportato danni al lobo frontale-temporale, cioè a quella parte del cervello deputata al controllo dei comportamenti.

In particolare tali aree cerebrali hanno la funzione di essere "freni inibitori" nei confronti dell'attivazione provocata dai "neuroni specchio", i quali governano la capacità di provare empatia, ovvero di sintonizzarsi sulle emozioni altrui.

Senza freni dei lobi frontali tale "identificazione", prende il sopravvento provocando la perdita dell'identità personale e l'acquisizione di quella altrui.


E infatti da allora il paziente ha manifestato un perfetto trasformismo identitario, riuscendo a immedesimarsi nelle persone con le quali entra in contatto.

Al bar diventa barman, in cucina è un cuoco, fra i medici un medico.

Ha insomma "rubato" il mestiere a tutte le persone che aveva davanti, dimenticando l'identità appena assunta quando assumeva la successiva.


"In un bar A.D, si è trasformato in un barman.

A chi a gli chiedeva come si preparasse un determinato cocktail, ha risposto di essere ancora in prova: "Sono qui da due settimane, spero di avere il posto fisso"

In cucina era un cuoco provetto: " Sono uno chef specializzato in menu per diabetici", ha spiegato senza un ombra di esitazione, assolutamente immedisimato nella sua nuova identità.

Psicolgo fra gli psicologi, cardiologo fra i cardiologi, ha cercato anche di assumere un lnguaggio appropiato all'occasione.

Gli abbiamo fatto delle domande-trabocchetto a cui a risposto con frasi passe-partout. Al cardiologo che gli ha chiesto a quale patologia corrispondesse una determinata anomalia del battito cardiaco, ha replicato in modo generico, ma più appropiato possibile. Ha detto: la domanda è troppo complessa, dipende da paziente a paziente."

dott.ssa Conchiglia


La sindrome di Zelig non è una "semplice" sindrome da dipendenza ambien

tale (anche detta sindrome d'uso) perchè chi ne è affetto non si limita ad imitare i gesti dei suoi interlocutori ma si immerge totalmente in modo onnipervasivo in un contesto, come se avesse perso la capacità di mantenere costante la propria identità e si adottasse ai ruoli (e non a semplici stimoli) proposti di volta in volta dall'ambiente che lo circonda.


Pubmed:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17454683?ordinalpos=1&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum

Ps: Piccola postilla su Pubmed
Che sia una splendida fonte di informazione è innegabile.
E' innegabile anche però che abbia trovato non poche difficoltà nell'usarlo.
Ma questo dipende soprattutto dal mio scarso,scarsissimo inglese(gli effetti della scolarizzazione sì!).
Però anche trovarmi miriadi di articoli davanti mi spiazza leggermente.
E anche la terminologia mi risulta ostica (ma questa DOVREBBE migliorare con gli studi futuri!)
Quindi dopo aver cercato notizie su altre patologie ed essermi persa in quel mare magnum, ho concentrato le me forze su questa strana sindrome di cui si sa molto poco.
E la ricerca è stata più facile, meno dispersiva e molto interessante.
Insomma chi va piano va sano e va lontano.
Poi si spera che con la pratica le cose migliorino.